Rallentando | Ritardando | Decelerando – Come Suonarli Al Pianoforte

rallentando al pianoforte

Rallentando, ritardando e decelerando sono più o meno tutti sinonimi che troviamo nelle nostre partiture e che magari sono difficili da gestire. I simboli sono il più delle volte abbreviazioni del termine completo e vuol dire semplicemente che la parte evidenziata (a volte con linee tratteggiate o puntinate) deve essere suonata sempre più lentamente.


I 3 Tipi Di Rallentando Al Pianoforte

Dove cominciare a rallentare? Quanto rallentare? Come riprendere il tempo dopo? 

Davanti ad un segno di rallentando ci si può trovare in difficoltà e non sapere come comportarsi, esagerare, oppure non capirne il senso e semplicemente ignorarlo.

Sostanzialmente abbiamo tre tipi di rallentando:

  1. Un rallentando che porta ad una fermata, più o meno lunga
  2. Un rallentando che porta ad un cambio di tempo
  3. Un rallentando che invece asseconda solo le esigenze della frase, esigenze melodiche, armoniche o quant’altro.

Per capire di quale di questi rallentando abbiamo di fronte, dobbiamo osservare con attenzione cosa succede dopo, a cosa porta il ritardando.

 

Klavierwerke 1 - Schumann

Ho deciso di portare degli esempi da una raccolta che amo moltissimo di Schumann: i Kinderszenen, o Scene Infantili. 

È l’op. 15 e sono 13 pezzetti brevi, una o due paginette ciascuno in cui a mio avviso Schumann rivela nel modo più evidente la raffinatezza del suo genio compositivo.

E’ proprio nella semplicità di queste linee, nella pulizia del discorso musicale che emerge la poesia di questo autore.
Ho scelto due di questi pezzi perché presentano parecchi ritardando scritti da interpretare in modo diverso.

Primo Esempio

Cominciamo dal primo della raccolta il cui titolo tradotto è “Da paesi e uomini stranieri”.
Qui troviamo un ritardando spalmato in un arco di tempo piuttosto ampio, in tre battute. Questo ci fa capire che è un rallentamento che va ben dosato, in modo molto graduale e soprattutto poco per volta.

Consideriamo anche a cosa porta il ritardando in questo caso: alla fine della frase troviamo una corona, una vera e propria fermata, che però non ha lo stesso valore della fermata della fine del pezzo. E’ un’interruzione momentanea su un’armonia sospesa, prima di riprendere il tema iniziale.

La soluzione matematica più efficace e semplice da applicare per avere un buon rallentando è pensare alla sottodivisione ritmica. Ovviamente la sottodivisione che sceglierai sarà proporzionata e funzionale al tempo del pezzo. 


In questo caso, possiamo usare come sottodivisione le terzine di ottavi scritte nell’accompagnamento oppure addirittura i sedicesimi se lo vogliamo fare un po’ più lento. E’ molto più semplice percepire il dilatamento del tempo tra elementi vicini fra loro.
Come prima cosa pronuncia la sottodivisione che hai scelto per tutto il passaggio, dosando già il ritardando. All’inizio sarà poco percepibile, quasi per tutta la prima battuta, nella seconda comincerà ad essere più marcato ed esponenzialmente aumenterà per tutta la terza battuta fino alla corona.

Finché sillabo i valori scelti, immagino nella mia testa la linea melodica così ho già un’idea di come verrà il passaggio ed eventualmente posso decidere di gestire diversamente il rallentando.
Poi scambio: suono il passaggio e nella mia testa mi ripropongo la sottodivisione come l’ho pronunciata poco fa. Se non mi confonde troppo, posso anche continuare a pronunciare ad alta voce la sottodivisione finché suono il passaggio.

La durata della corona sarà proporzionata al ritardando che ho fatto: praticamente non abbiamo proprio una fermata, abbiamo un ulteriore dilatazione del tempo. Quindi non dovremo stare fermi troppo a lungo.
Dall’ultima nota della battuta, dopo la corona, riprende il tema e con esso il tempo primo, ossia il tempo iniziale.

In questo pezzo, tutta la seconda sezione sarà ritornellata. Quindi, non è obbligatorio, ma cambiare qualcosa nella ripetizione è caldamente consigliato. Sentire una volta un rallentando così è bello e interessante perché è inaspettato. La seconda volta invece probabilmente il mio pubblico se lo aspetta già, quindi faccio qualcosa di diverso per stupirlo un’altra volta. Quindi nella ripetizione, magari il rallentando sarà più contenuto e più scorrevole.

 

Secondo Esempio

Vediamo un altro esempio sul secondo pezzo della raccolta, “Una curiosa storia” è il titolo, più veloce e brillante.

Qui troviamo un ritardando nelle ultime due battute che quindi porta alla fine del pezzo.

Ma attenzione perché anche qui c’è il ritornello alla fine del pezzo, quindi va da sé che alla prima ripetizione non ci sarà una vera e propria fermata. Anche perché, come vedi, qui non c’è nessuna corona sull’ultima nota. 
Il tempo del pezzo è nettamente più veloce del precedente, quindi sceglierei come sottodivisione le crome scritte. Saranno queste il nostro punto di riferimento per allargare leggermente il tempo.

Ricordati che nel punto in cui comincia il ritardando, sei ancora a tempo, è da lì che andrai ad allargare gli ottavi. Essendo il rallentando concentrato in così pochi quarti, non c’è proprio lo spazio materiale per gestire una grande variazione di tempo. 
Per questo risulterà davvero minimamente percettibile, soprattutto nella prima ripetizione. 
Posso permettermi un brevissimo respiro prima di riprendere il tempo, ma poi dal ritornello ritornerà senza esitazione il tempo primo. 
Come ti dicevo prima, qui non c’è una corona sulle ultime note, quindi anche quando arriverò alla fine, terrò quelle note non oltre la loro durata, che sarà proporzionata sempre al tipo di ritardando che ho fatto.

Ti consiglio sempre di registrarti e riascoltarti, anche solo il passaggio incriminato con il rallentando, perché la percezione che si ha dall’esterno può essere molto diversa da quello che sentiamo finché suoniamo.

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