La pratica mentale al pianoforte

Come utilizzare la pratica mentale e su cosa concentrarsi?

Oggi parliamo di pratica mentale al pianoforte nello studio. 

Capirai quanto sia fondamentale prima di cominciare un nuovo pezzo, ma anche per rendere più sicure le esecuzioni e approfondire lo studio.

Dato che l’obiettivo del gesto pianistico è la realizzazione di un’immagine sonora, tu come pianista devi avere nella tua mente un’idea ben precisa di quest’immagine nella sua completezza. Essere pienamente consapevole delle difficoltà che hai davanti, sapere esattamente cosa devi fare e in un certo senso sapere già che risultato avrai ancora prima di toccare i tasti.

Prima di eseguire un pezzo, devi conoscere a fondo la sua struttura, avere un’idea più o meno precisa di cosa succede a livello armonico e melodico, riconoscere le somiglianze e le differenze. 

Primo step è quindi analizzare la composizione e individuare i vari elementi che la compongono. Puoi ricavare molte informazioni già osservando la parte o ascoltando una registrazione.


Se stai studiando un pezzo in forma sonata, saprai che ci sono tre sezioni principali: esposizione, sviluppo e ripresa dove i materiali tematici vengono continuamente riutilizzati e modificati. Per esempio nella ripresa, noterai che vengono riproposti i due temi principali dell’esposizione, ma il secondo sarà in un’altra tonalità. Questo tipo di informazioni sono utilissime per la memorizzazione: crei dei riferimenti solidi che si fissano nella memoria. Affrontando un nuovo pezzo, suonati le scale delle tonalità che si vanno a toccare: visualizza sulla tastiera le note della scala e in particolar modo le alterazioni: razionalizzando attraverso i sensi, ti risulterà molto più semplice disporre la mano sulle note giuste durante la lettura.

Anche quando il pezzo è ben consolidato, il lavoro mentale è un grande alleato: prendi l’abitudine di leggere mentalmente la parte ogni tanto.
Osservando la musica senza suonare, possiamo rinfrescare l’idea musicale che vorremmo esprimere, che magari dopo giorni di pratica è andata a perdersi fra le difficoltà tecniche. E succede spesso che in questo modo notiamo quei segni sulla partitura che ai nostri occhi erano totalmente scomparsi dietro alla semplice lettura di note e ritmo.

In più, le linee melodiche saranno immediatamente più musicali nella tua testa, più espressive, con senso e direzione.

Se conosci il pezzo a memoria e vuoi avere una certezza in più, ti sarà utilissimo fare delle intere esecuzioni mentali, anche lontano dal pianoforte, in cui però mentalmente ricrei perfettamente la situazione dell’esecuzione, immaginando in modo vivido le sensazioni fisiche e visualizzando la tastiera e le tue mani che si muovono.


Ancora meglio se devi prepararti per un’esibizione pubblica: visualizza il momento in cui sali sul palco, ti siedi ed esegui il pezzo, nota per nota. Puoi sperimentare in questa situazione fittizia tutte le emozioni, le sensazioni che proverai durante il concerto, cosicché il giorno del concerto avrai già capito come gestirle. Infatti tu sai che non è reale, ma la mente non fa distinzione fra immaginazione e realtà, entrambe hanno lo stesso fortissimo potere sulle nostre reazioni emotive e fisiche.
La visualizzazione infatti è una tecnica di meditazione che funziona come un catalizzatore di sensazioni ed eventi positivi.

Anche davanti ad un passaggio che ti mette in difficoltà, immaginare nitidamente il passaggio senza disperdere energie nel farlo, ti fornirà immediatamente uno schema mentale chiaro ed efficace per poi eseguirlo con sicurezza. 

Walt Disney diceva “Se lo puoi immaginare, lo puoi anche fare”. Non è solo una frase da favole o motivazione spicciola per bambini, si ricollega sempre al fatto che per la nostra mente, immaginazione e realtà hanno lo stesso peso. Quindi va da sé anche il consiglio: attenzione a quello che immagini!

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