La tecnica del trillo al pianoforte

Oggi parliamo del trillo al pianoforte e di come studiarlo ed eseguirlo al meglio. 

Come ti dico in questo video in cui parlo degli abbellimenti in generale il trillo è un’alternanza di due suoni, che però non dobbiamo pensare come uno scontro isterico, ma come una collaborazione di due note per creare qualcosa di fremente, festoso o cantabile, a seconda dei contesti.

La diteggiatura per il trillo al pianoforte

Innanzi tutto cominciamo dalla base: la scelta della diteggiatura.

Ci sono molte diteggiature diverse che puoi adottare a seconda dei casi che ti si presentano.

Le più optate, perché effettivamente più comode, sono l’alternanza di 1-3 e 1-3-2-3.

Però comunque ci saranno sempre casi in cui queste diteggiature non sono applicabili, magari perché parte della mano è impegnata in altro, per esempio in questo passaggio tratto da una Rapsodia Ungherese di Liszt.

Come vedi, il pollice dovrà occuparsi del tema e il trillo su LA-SI dovrà per forza essere suonato con 2-3.

Stessa cosa nel secondo tempo della Sonata op.111 di Beethoven: un lungo trillo centrale contornato da parti tematiche e poi addirittura tre trilli diversi da suonare contemporaneamente.

La tecnica del trillo al pianoforte

  • Articolando molto ogni dito, il suono delle due note risulterà sgranato e ben definito.
    Sarà fondamentale che il polso sia sciolto per non bloccare il lavoro dei tendini. Dato che si agisce solo con il lavoro delle dita, che è facile che si stanchino in fretta, quindi se devi suonare un trillo a lungo è meglio optare per una tecnica diversa. In più l’azione delle dita non ci permette di essere molto veloci.
    Va benissimo invece per trilli brevi e con carattere melodico. 

  • Articolando invece il minimo indispensabile con le dita e sfruttando la rotazione dell’avambraccio, avrai un attacco del tasto più delicato e quindi i suoni saranno meno definiti. L’effetto di conseguenza è più sfumato.
    In questo caso, dato che ci affidiamo al muscolo dell’avambraccio, che è agile ma soprattutto grande, quindi più resistente, questa è la tecnica migliore per i lunghi trilli

La dinamica

Se lavoriamo di dita, possiamo controllare la dinamica del trillo esclusivamente affondando più o meno velocemente i tasti, mentre, se lavoriamo di braccio, a seconda del peso che decidiamo di applicare, potremo ottenere dinamiche diverse. 

Puoi usare solo il peso della mano, mano e avambraccio oppure tutto quanto il braccio e, ovviamente, usare tutte queste tecniche per fare crescendo o diminuendo dove necessario. 

Infatti, un trillo piatto non ha alcun significato. A cosa serve concettualmente un trillo? A rendere viva una nota lunga che sul pianoforte, una volta emessa non può essere modificata. Su uno strumento ad arco o a fiato, il musicista può intervenire premendo più forte sulla corda o immettendo più aria e fare un bel crescendo su una nota lunga. Sul pianoforte, invece, non si può fare. 

Quindi alternando due note, si ricerca questo effetto!

La velocità nel trillo

Un ultimo aspetto da considerare è la velocità di questa alternanza. Vuoi un trillo brillante di riempimento? Le due note si susseguiranno molto velocemente. Vuoi invece un trillo al pianoforte dal carattere più melodico e cantabile? Puoi cominciare ad una velocità ridotta e aumentare gradualmente, scegliendo poi il giusto cambiamento dinamico da abbinare.

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