Le Edizioni Degli Spartiti Per Pianoforte – Perché Differiscono Così Tanto?

C’è un grande problema che affligge noi musicisti, che spesso diventa davvero complesso da gestire. 

Ti sarà sicuramente capitato di ascoltare più incisioni dello stesso pezzo e notare differenze abissali. E non mi riferisco solo alle scelte interpretative in generale; intendo proprio alternative opposte nella gestione delle dinamiche, degli stacchi di tempo, delle articolazioni e addirittura note diverse!

Purtroppo più andiamo indietro nel tempo, più il problema filologico si fa vivo.

La Prima Casa Editrice

La prima vera casa editrice nasce nella prima metà del 1700: è la poi più avanti Schumann, Brahms, Mendelssohn.. Il lavoro dell’editore si affianca a quello del Breitkopf & Härtel, fondata a Lipsia nel 1719, che collabora con i grandi esponenti della musica dell’epoca: Haydn, Beethoven, compositore e diventa una figura di riferimento. 

L’editore doveva trascrivere il materiale dal manoscritto per poi mandarlo in stampa. Se vi trovava errori, o aveva difficoltà ad interpretare i segni, poteva confrontarsi con il compositore. 

Molto spesso, il compositore decideva di modificare un’opera mentre non era già più in possesso del manoscritto, che si trovava nelle mani dell’editore. Quindi si faceva mandare una bozza trascritta dalla casa editrice, sulla quale appuntava le nuove annotazioni. 
La bozza tornava all’editore. 

Il primo dei problemi filologici:

Il manoscritto ovviamente non è stato modificato, quindi, oggi ci troviamo con un documento autografo che può presentare grossissime differenze rispetto alla prima edizione mandata in stampa. 

E se le vicende specifiche per quel materiale fra casa editrice e compositore non sono documentate da lettere o altro tipo di fonte, non possiamo sapere per certo quale delle due versioni sia quella attendibile secondo la volontà dell’autore. 

Beethoven! Che hai scritto qua?

beethoven

Senza contare poi che di moltissima musica, i manoscritti originali sono rovinati, parzialmente o completamente mancanti o, ancora, di difficile decifratura (per esempio la grafia di Beethoven… Dire che non fosse facilmente comprensibile è un eufemismo!). 

Molto facile è scambiare una macchietta di inchiostro per un punto di staccato, un segno di accento un po’ più allungato per un diminuendo, o persino una nota per un’altra. 

E poi, per fare un altro esempio, se abbiamo due passaggi identici e in uno si trovano delle particolari legature e nessun segno di articolazione nell’altro, si tratta di una scelta deliberata del compositore per differenziarli o semplicemente dava per scontato di suonarli allo stesso modo? Ecco, questi sono veri e propri dilemmi che l’editore doveva, e deve tuttora, tenere sempre presenti. 

Edizioni poco affidabili...

Alcune edizioni, soprattutto per i lavori pensati per la didattica, inseriscono di proprio pugno annotazioni dinamiche e stilistiche che sappiamo per certo non essere presenti nel manoscritto. E attenzione, specifico: “non presenti nel manoscritto”, e non “non presenti nella volontà dell’autore”.

Non voglio entrare nella questione delle intenzioni del compositore, tema oggi più dibattuto che mai e molto intricato.

Sappi solo che esistono edizioni soggette alla personalissima interpretazione degli editori, dichiarata come tale, che ha lo scopo di offrire e suggerire il proprio gusto (ovviamente generalmente rispettoso degli aspetti stilistici) in merito alle opere in questione.

Urtext - La Scelta Migliore

In totale contrapposizione, ci sono le edizioni con la dicitura Urtext, basate su un’ “indagine incrociata” che comprende una fitta documentazione, che dovrebbero offrire le indicazioni più veritiere.

I volumi sono completi di un apparato critico che espone le problematiche e, ove ci siano dubbi, indica le diverse opzioni divergenti.

Le edizioni Urtext, se fatte bene, sono la base per la cosiddetta “esecuzione storicamente informata”, a cui però va appunto aggiunta la conoscenza della prassi e del contesto storico.

Alcune tra le edizioni più importanti Urtext sono la Henle, la Bärenreiter, la Wiener. Se hai la possibilità, cerca di usare questi materiali.

Ho voluto spendere queste parola a riguardo perché preparando uno dei corsi di pianoforte classico (quello che stai seguendo ora), mi sono trovata davanti ad un problema simile: edizioni diverse presentavano grosse differenze nelle indicazioni e talvolta anche nelle note e ho dovuto fare una scelta secondo le fonti che ritenevo più autorevoli, pur mantenendo il dubbio.

Se mai ti capitasse di ritrovarti nella stessa situazione e volessi andare a fondo della questione, potrai provare a confrontare l’edizione che hai a disposizione con il manoscritto, se presente, nel catalogo online IMSLP e con la prima edizione, sempre se presente.

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