Come Gestire La Dinamica Del Pianoforte

La dinamica non è un aspetto assoluto, non c’è un limite in decibel che ci fa passare da un mf a un f, da un p a un pp.
E’ un aspetto soggettivo e da contestualizzare secondo numerosi fattori:

  • !uali sono le possibilità del tuo strumento?
  • Com’è l’acustica della stanza, della sala, del teatro in cui ti trovi?
  • Qual è il contesto musicale? 

Facciamo alcuni esempi.

  1. Hai a disposizione un pianoforte vecchiotto, non molto reattivo, con una qualità dinamica piuttosto ristretta, il suono un po’ ovattato.. e devi suonare uno studio di Rachmaninoff che spazia moltissimo nel forte e nel fortissimo. Fai un po’ di prove e ti rendi conto che la massima intensità a cui puoi arrivare con un pianoforte del genere, mantenendo comunque un bel suono è quella di un forte non troppo brillante di un pianoforte ben messo. Di conseguenza, dovrai adattare tutto il tuo raggio dinamico nel resto del pezzo.
    Il piano sarà pianissimo, il forte sarà mezzoforte. Tutto sarà un gradino più basso nel livello sonoro, ma i rapporti saranno mantenuti correttamente, che è ciò che fa la differenza!
  2. Oppure, hai la fortuna di suonare su un Fazioli morbidissimo, facilissimo da domare in tutto lo spettro dinamico, ma devi suonare in una grande chiesa. L’acustica non sarà stessa di un teatro con il pavimento in parquet e i tendaggi del palco che assorbono il suono. Sarà proprio il contrario: un lungo riverbero completamente al di fuori del tuo controllo. Quindi per esempio i tuoi fortissimi dovranno essere più contenuti e dovrai poi lasciare il tempo ai suoni per indebolirsi naturalmente.
  3. Stai suonando un pezzo da camera con un violino. Devi sapere che la massa sonora che ha in potenza il pianoforte è 18 volte maggiore rispetto a quella del violino e, se interpreti un forte nella partitura come lo faresti da solista… Beh, possiamo anche dire addio al povero violinista, che non riuscirà mai a farsi sentire. Dovrai essere molto modesto e rispettoso, ricalibrando tutto il tuo spettro dinamico in modo da non coprire mai il suono del violino. La questione sarà diversa se invece è con una tromba che stai suonando, che non ha certo problemi a farsi sentire!

Ma torniamo nello specifico al pianoforte. In genere troviamo un’indicazione di dinamica che vale per tutte le voci che stiamo suonando, però ovviamente c’è una naturale gerarchia delle parti che dobbiamo rispettare.

Per esempio, se hai una melodia alla destra e un accompagnamento alla sinistra, sai che per farli funzionare bene insieme, la melodia dovrà sentirsi di più dell’accompagnamento.

Se è scritto un generale piano, la melodia suonerà piano, ma l’accompagnamento sarà un gradino sotto, per non coprire la parte del canto.

Considera anche in che registro della tastiera ti trovi: i bassi, anche se leggermente più sonori del dovuto, purché non pestati, solitamente non disturbano; il registro centrale risalta naturalmente ed è comunque in risalto; il registro più acuto è più debole, ma nel forte rischia di essere troppo brillante e sgradevole. Nella combinazione di diversi registri fra mano destra e mano sinistra, tieni presente di tutti questi aspetti!

L’unico modo per prendere consapevolezza di tutto questo è fare molti esperimenti. Cerca di capire cosa può darti il tuo pianoforte, come sfruttare al massimo le sue potenzialità e come rendere migliori le tue esecuzioni con il giusto approccio alla dinamica!

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