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Come Suonare Bach Al Pianoforte Nel Modo Giusto (Se ce n’è uno…)?

Suonare Bach Al Pianoforte Con La "Historically Informed Performance"

La musica di Bach risale a circa 300 anni fa.

In questi 300 anni si sono susseguiti diversi periodi musicali, sono cambiate più e più volte le abitudini musicali e la prassi esecutiva, sono cambiati enormemente gli strumenti e anche i principi pratici su come suonarli.

Se vogliamo sfoggiare la cosiddetta historically informed performance, ossia l’esecuzione storicamente informata, dobbiamo avvalerci di precise conoscenze che ci permettano di aderire alle intenzioni dell’autore e a rispettare i criteri estetici ed esecutivi dell’epoca.
Purtroppo non è sempre facile risalire a queste informazioni, o perché proprio mancanti, o incomplete o di difficile comprensione. Ad esempio, nei trattati di musica del ‘600-’700 troviamo molto spesso l’invito a suonare certa musica usando il “buon gusto”.

Nessuno mai si permetterebbe di affermare che il buon gusto di noi uomini e donne del XXI secolo sia lo stesso dei musicisti del ‘700, quindi giustamente ci domandiamo come interpretare i segni sugli spartiti, come realizzare la musica barocca.

 

Secondo delle fonti, Bach nel primo ‘700, ha avuto la possibilità di conoscere da vicino e testare un nuovissimo strumento, copiato in Germania dal modello italiano di Bartolomeo Cristofori.
Si tratta di uno dei primi esemplari mai esistiti di pianoforte, un upgrade del clavicembalo, per il quale, in tutta sincerità, Bach d’acchito non provò nessun particolare entusiasmo, anzi.
Infatti, non compose per questo nuovo strumento.

La maggior parte della musica bachiana che realizziamo oggi al pianoforte, è scritta originariamente per organo o clavicembalo.

In entrambi i casi, il tocco tastieristico, la sonorità, la resa dinamica ecc, sono estremamente diversi da uno strumento moderno.

  • Nel clavicembalo l’esecutore non può influire sulla dinamica,
  • Sull’organo può farlo solo con l’inserimento di più registri;
  • Il suono del clavicembalo decade in pochi istanti, 
  • Quello dell’organo invece continua fintanto che il tasto rimane giù (in più, l’acustica delle chiese porterebbe ad un riverbero molto lungo che allunga ancor di più il suono);
  • Il pedale di risonanza non esiste in nessuno di questi due strumenti. 
  • La tastiera del clavicembalo in genere è abbastanza leggera, mentre 
  • Nell’organo, con l’unione delle tastiere si può avere un tasto molto duro e pesante.

Tutte queste caratteristiche portano a specifiche conseguenze nell’esecuzione: un’esecuzione brillante e ben articolata nei pezzi per clavicembalo, meno agile e più pesante nell’organo, per esempio.

Tieni presente qual è lo strumento di destinazione originario dei pezzi che affronti per capire come sarebbe dovuta essere la resa secondo le aspettative dell’autore. Sempre utile è ascoltare esecuzioni realizzate sugli strumenti d’epoca!

I puristi rifiutano categoricamente l’utilizzo del pedale di risonanza in Bach per i motivi che ti ho spiegato. Io sinceramente lo uso, ovviamente con moderazione e con attenzione, perché il dubbio su cosa avrebbe fatto Bach se avesse avuto a disposizione uno strumento moderno come i nostri di oggi non preclude di sfruttarne al massimo le potenzialità.

E’ utile sapere la destinazione della musica che vogliamo suonare per capirne il significato. Se è musica sacra, probabilmente ci saranno degli elementi di retorica musicale che rappresentano in musica ciò che esprime il testo. Per esempio, il Bach il semitono discendente in genere rappresenta un lamento; gli intervalli dissonanti indicano il dolore.

Nelle suite, invece troviamo una successione ti tempi di danza: per esempio, la giga è una danza spigliata e veloce, quindi via libera ad abbellimenti, note staccate e tocco brillante. La sarabanda invece ha un tempo lento e solenne, in cui i due partner di ballo danzavano a distanza, sfiorandosi solo le mani, quindi userai sonorità più composte e un’ornamentazione discreta

Conoscere le finalità concettuali di un pezzo ti rende immediatamente più comprensibile il modo in cui renderne il carattere.

 

Un mio consiglio spassionato è quello di scegliere edizioni Urtext, che forniscono indicazioni realistiche e forniscono un apparato critico di spiegazione e approfondimento.

E infine, voglio citare Schiff, grande interprete bachiano, che dopo aver attribuito un colore ad ogni preludio e fuga del Clavicembalo ben temperato, aggiunge

“..ovviamente, questa è un’interpretazione personale e ciascuno di voi potrebbe avere un’opinione diversa. D’altronde, se mai ci capita di pensare che la musica sia più che una serie di note e suoni, beh, allora un po’ di fantasia è la benvenuta!”

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Il Clavicembalo Ben Temperato (Vol. 1)
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